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  Friday, November 21, 2008  
Lo stilista Gianni Molaro a "Tuttosposi", Napoli, gennaio 2008
Foto di Luigi Esposito. Molaro e Tuttosposi, 2008
Il Marocco oggi, aprile 2008
Foto di Luigi Esposito, Marocco, aprile 2008
Il mio punto di vista...

Kossiga riesce dalla aule universitarie 

 

Dopo due giorni dalla lettera aperta di Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica e senatore a vita, ad Antonio Manganelli, capo della Polizia, oggi il quotidiano Il Tempo pubblica una ulteriore lettera di Cossiga rivolta a Francesco Caruso, ex deputato Prc e sostenitore delle attuali manifestazioni studentesche. Nella missiva indirizzata al capo della Polizia l'ex presidente affermava che "in attesa di tempi peggiori, che certamente verranno, Lei disponga che al minimo cenno di violenze di questo tipo, le forze di polizia si ritirino, in modo che qualche commerciante, qualche proprietario di automobili, e anche qualche passante, meglio se donna, vecchio o bambino, siano danneggiati ... e solo dopo che la situazione si aggravasse ...e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro...farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine...contro i manifestanti, ma senza arrestare nessuno". Oggi il senatore a vita scrive a Caruso che "non ha compreso che, forse in una forma eccessivamente paradossale" l'ex presidente "sostiene che occorre tollerare" queste forme di "violenza a bassa intensità" perchè "con i ragazzi della scuola media e dell'università...occorre avere pazienza e tolleranza e cercare di capire che cosa li muova...per impedire come è avvenuto negli anni di piombo che avvenga la saldatura tra il movimento studentesco e le frange più di sinistra del sindacato, gli anarco-sindacalisti e le Nuove Br". Le parole di Cossiga sono da sempre ispirate ad un forte parossismo ma stavolta, con probabile consapevolezza dello stesso autore, sono risultate stonate. Ecco la necessità di precisare il proprio pensiero con la lettera su Il Tempo di oggi per confutare le diffuse strumentalizzazioni che le sue parole hanno avuto nel movimento studentesco. Questo ennesimo intervento pubblico del senatore a vita sembra però ora chiudere definitivamente le porte al ritorno di Kossiga nelle aule universitarie. E lo fa recuperando il linguaggio più contemporaneo, quello delle immagini, in particolare l'ultima pellicola di Uli Edel, La banda Baader Meinhof, che ripercorre la storia di una generazione trafitta dalla potenza delle emozioni.

 

10 novembre 2008

 

 

 

Ritorna Kossiga nelle aule universitarie

 

Non c'è ingresso di facoltà universitaria occupata in cui non sia affissa l'intervista del giornalista Andrea Cangini a Francesco Cossiga pubblicata il 23 ottobre sui quotidiani del gruppo QN. Studenti solerti hanno evidenziato con pennarello giallo le parti salienti in cui l'ex presidente della Repubblica ha dichiarato che è necessario " infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città", finchè "il suono delle sirene delle autombulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri". Poi "...le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà...ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano". La requisitoria di Cossiga colpisce tutti, studenti e docenti, e fornisce al ministro degli Interni, Roberto Maroni, una potenziale strategia da mettere in campo. Una costruzione strategica, ovviamente, parossistica, come è nei toni del senatore a vita. Con un curriculum da docente di diritto costituzionale che lo portò ad insegnare nelle aule dell'Univerità di Sassari i presupposti della vita di una democrazia e da ex ministro dell'Interno alla fine degli anni '70 che lo portò a rimodulare i cardini della sicurezza nazionale con la riforma dei servizi, Cossiga non può aver esposto una tesi così ardita se non per evidenziare le criticità del suo opposto.  Quel ruolo di alcuni docenti nel sostenere le lotte degli studenti che l'ex presidente trova "grave" e quel "probabile" rischio che "il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese". Frasi nette, tagliate con lama spessa, per creare un fronte di pensiero. Con la diffusa affissione dell'intervista alcuni studenti universitari potrebbero resuscitare il Kossiga degli anni '70. L'importante è che poi non ci sia il seguito paventato dallo stesso ex presidente. Ma dal 23 ottobre Maroni sa quale strategia non dovrà mai attuare.

 

28 ottobre 2008

 

 

 

Sono finiti i regali per i manager

 

In questi giorni al "Mondial", il salone automobilistico di Parigi, sono di scena i nuovi prodotti di un settore che cerca di combattere la crisi dei consumi attraverso nuovi concept, dall'ambiente al design. Scrutando le nuove proposte parigine si percepisce come le multinazionali stiano effettuando investimenti mirati per rinnovare fisiologicamente un portafoglio prodotti che diventa obsoleto sempre più rapidamente. Le grandi imprese sono molto attente a non commettere errori di pianificazione in quanto il mercato sta diventando sempre più severo e cancella con facilità sia solide realtà d'impresa che i propri Ceo. Questa selezione delle imprese e degli amministratori delegati determina diffuse sensazioni di nervosismo tra gli stessi Ceo e in generale nell'alta dirigenza. Se sbagliano un investimento aziendale e il prodotto che ne è il risultato vanno direttamente a casa. Ma questa tensione, ben presente nei vertici, rischia di trasferirsi nel corpo delle organizzazioni d'impresa, accrescendo le indecisioni e seminando instabilità tra la maggior parte dei dipendenti. Se l'ambiente di lavoro, il luogo nel quale si definiscono le strategie, diventa o viene percepito come opaco e instabile, c'è da preoccuparsi sulla qualità delle pianificazioni previste e sulla validità dei futuri prodotti offerti. Se i Ceo e i manager delle multinazionali mostrano nervosisimo o se trasferiscono queste sensazioni nel corpo delle aziende c'è ben poco da essere ottimisti sulla permanenza in vita delle stesse. Nei periodi di crisi finanziarie come l'attuale la selezione operata dal mercato diventa infatti sempre più spietata e la vita o la morte di un solo prodotto - talvolta frutto di un unico investimento effettuabile - può determinare la permanenza o il fallimento dell'azienda. Per i Ceo e i manager si apre dunque un ciclo storico diverso, nel quale la forte personalità, l'equilibrio emotivo e l'esperienza diventano variabili fondamentali. Così come l'aveva aperta, l'America ha ora chiuso la porta dei lauti guadagni anche se l'impresa va in perdita. Si è aperta l'era della produttività per tutti i Ceo.

 

6 ottobre 2008

 

 

 

L'autunno nero della Telecom

 

 

Roma - Sarà un autunno impegnativo per i vertici della Telecom. Il fronte dei sostenitori della ripubblicizzazione della rete di telecomunicazione nazionale cresce di ora in ora. Per ultimo Mario Valducci, presidente della commissione Trasporti, poste e tlc della Camera, sta per avviare una indagine conoscitiva sullo stato delle telecomunicazioni italiane. L'obiettivo è di presentare fra due o tre mesi una dettagliata relazione al governo in cui sosterrà l'esigenza, per questioni di sicurezza nazionale, di una gestione pubblica delle reti infrastrutturali. Si rispolvera dunque l'ipotesi del povero Rovati che ebbe sfortuna nel precedente governo, quello di Prodi.

Per la Telecom sarebbe un bel danno, tanto più che si unirebbe ad altri due macigni che da tempo l'assillano. Il primo è quello dell'indebitamento finanziario assai elevato - attualmente pari a 37.172 milioni di euro - rispetto la situazione patrimoniale ed economica del gruppo, il secondo è l'avvio di un credibile piano industriale da troppo tempo rinviato. Scelte dolorose e contestate dalle sigle sindacali ma non più differibili per una azienda che continua a perdere autorevolezza e appeal agli occhi dei consumatori. Il canone fisso mensile pagato dai suoi clienti, e solo dai suoi clienti, suona come un retaggio del Novecento e non come un moderno servizio del Duemila, compromettendo quel valore a lungo termine che è l'immagine societaria. 

Le perdite di Piazza Affari degli ultimi giorni sono destinate a permanere nei prossimi mesi e la semestrale divulgata oggi riporta cali generalizzati, -3,3% dei ricavi del gruppo, -24% dell'utile netto e -12,6% del Mol. D'altra parte il rientro dell'indebitamento è troppo lento ed è finora dipeso più dallo smobilizzo crediti che dal flusso finanziario derivante dallla gestione caratteristica. Sul piano commerciale il rallentamento della crescita nell'area internazionale -a partire dalla critica Tim Brasil - non è sostanzialmente compensato dal mercato italiano. Il recente piano di ristrutturazione di Franco Bernabè, l'attuale amministratore delegato del gruppo, che ha previsto oltre cinquemila dipendenti in meno nei prossimi due anni e 300milioni di euro di riduzione di costi annui non ha ottenuto apprezzabili segnali dalla comunità finanziaria internazionale. E' forte l'attesa di una offerta di acquisto da parte di Telefonica, l'azionista spagnolo della Telecom. E in questo contesto pesa ancora di più l'assenza di un serio piano industriale.  

 

8 agosto 2008

 

 

 

 

Rai Educational ripropone luci e ombre del sequestro Cirillo

 

Napoli -  Nell'era della multimedialità la Storia viene insegnata con i fotogrammi. Stavolta, per la fortunata serie televisiva di Gianni Minoli "La Storia siamo noi", Carlo Durante e Aldo Zappalà hanno realizzato il documentario "La trattativa - Il sequestro Cirillo". Presentato oggi in anteprima nazionale alla Scuola di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa, a Napoli, il video già promette il rifiorire di antiche polemiche. Il 24 aprile del 1981 a Torre del Greco le Brigate Rosse, dopo aver ammazzato l'autista e un agente di scorta, sequestrarono Ciro Cirillo, assessore all'urbanistica della regione Campania e uomo politico molto influente della Democrazia cristiana all'interno della quale era un fedelissimo di Antonio Gava. Cirillo gestiva la ricotruzione post terremoto in Campania. Fiumi di soldi e di interessi diffusi. In Italia il terrorismo delle Brigate Rosse infuriava. Nelle "prigioni del popolo" di Roma si trovava Roberto Peci, il fratello del primo pentito della storia del terrorismo, a Napoli il potente Cirillo, a Milano un dirigente industriale. A marzo venne scoperta la lista degli affiliati alla P2, la loggia massonica guidata da Licio Gelli. Ma non era solo la matrice nazionale a impensierire gli italiani. Il Papa, l'amato Giovanni Paolo II, venne ferito per mano di un turco e subito apparve chiaro che il bandolo della matassa fosse molto ampio. All'interno di questo quadro il caso Cirillo ha ancora oggi una sua peculiarità. Per taluni, come l'allora battagliero deputato del partito radicale Mimmo Pinto, la trattativa con la Nuova camorra organizzata di Raffale Cutolo ha determinato la vittoria di una cordata camorristica che ancora impera nelle piazze partenopee e in regione. Carlo Alemi, all'epoca giudice istruttore del relativo processo ed oggi presidente del Tribunale di Napoli, è ancora convinto che pezzi deviati dei servizi segreti dello Stato e parti della Democrazia cristiana abbiano trattato con Cutolo, che aveva il controllo delle carceri italiane per salvare la vita a Cirillo. La ricostruzione video di Durante e Zappalà mostra come effettivamente fu pagato un riscatto di 1450 milioni di lire in parte proveniente da amici dell'assessore sequestrato. Per il giudice Alemi furono richiesti soldi ai costruttori napoletani in cambio dell'assegnazione dei futuri lavori della ricostruzione post terremoto. Alla fine del processo giudiziario però non fu accertato nessun reato coerente con questa ricostruzione che rimane perciò solo una ipotesi di lavoro. Certo che se così fu allora per Cirillo il rapporto con Antonio Gava fu esiziale per riscattarlo da Giovanni Senzani e dal suo gruppo ma anche drammatico quando gli impose di dimettersi dalle cariche politiche perchè le voci sulla trattativa con i brigatisti stava facendo saltare a Roma il governo nazionale. Anche per Aldo Moro la DC all'inizio avviò trattative, "poi però - afferma Ciro Cirillo - ci fu qualcuno che si oppose" e la vicenda finì tristemente. Oggi, invece, Cirillo può raccontare la sua storia ai giovani. Un dato è certo: all'indomani del rilascio di Cirillo il boss Raffale Cutolo entrò in regime d'isolamento, come da tempo richiedeva l'allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Regime che conserva tutt'oggi mentre dei due collaboratori del boss che, secondo taluni, mediarono con i capi delle BR detenuti, uno fu ucciso con la dinamite e l'altro scomparve nel nulla. Il ministro degli interni dell'epoca, Virginio Rognoni, dichiarò alla Camera che "nessun pezzo dello Stato si era prodigato per la trattativa di Cirillo". Eppure l'allora direttore del carcere di Ascoli Piceno nelle fasi processuali dichiarò che uomini del Sismi entravano e uscivano per parlare con Cutolo, talora accompagnati anche dal segretario particolare di Ciro Cirillo. In ogni caso con il pagamento del riscatto le Br si finanziarono ulteriori azioni.  Solo la parvenza dello Stato si salvò. Magra consolazione, soprattutto se parliamo di una vicenda accaduta 27 anni fa. Il video di Durante e Zappalà è equilibrato nella ricostruzione della vicenda giustificato anche dalle sentenze processuali di primo grado e d'appello. Il merito del documentario è quello di memorizzare le diverse opinioni intervistando gli attori di quegli anni e lasciandole a disposizione di chi abbia voglia e tempo di approfondirle.

 

19 maggio 2008

 

 

 

 

Punti neri sul volto di Partenope

 

Napoli -  Le strade partenopee sono di nuovo invase dai rifiuti. Due giorni fa si contavano circa 1500 tonnellate non raccolti solo a Napoli e 30mila in tutta la regione Campania. Con l'arrivo delle alte temperature i medici infettivologi hanno già lanciato l'allarme. Nei mesi passati le immagini dei sacchetti neri per le strade di Napoli, ad altezza di un primo piano, hanno fatto il giro del mondo incrinando la reputazione di queste terre e della nostra penisola in generale. Il sacchetto nero è diventato così l'ossessione, oltre che dei residenti, anche degli imprenditori turistici e degli amministratori pubblici. La Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia europea per la persistenza del problema e l'assenza di una calendarizzazione del piano di soluzione. Entro dieci mesi circa la Corte si esprimerà e se il giudizio dovesse essere negativo si aprirà una ennessima procedura che entro i successivi 24mesi porterà alla sentenza definitiva e all'eventuale multa. Ma in poco meno di tre anni l'Italia dovrebbe aver superato il problema dei rifiuti in Campania, anche se non tutti sono d'accordo perchè i termovalorizzatori di Acerra e di Salerno non hanno una prevedibile pianificazione, imbavagliati come sono dai legami della burocrazia. Però i nostri bravi euroburocrati, non inferiori ai colleghi, presenteranno ben presto negli uffici di Bruxelles la parvenza di un piano di soluzione e dunque alla giustizia europea sarà messo il silenziatore.  I sacchetti neri cresceranno per le strade ma per lo meno il Belpaese non infangherà ulteriormente la sua reputazione internazionale. Anche se, a dire il vero, la lobby economica italiana è già in azione. I prestigiosi quotidiani americani e inglesi, New York Times e Financial Times, hanno rappresentato in questi ultimi giorni la città di Napoli come una delle più interessanti aree culturali da visitare. Per i giornalisti americani e inglesi insomma Napoli sarebbe il paradiso dell'arte, lo specchio attraverso il quale leggere la storia dell'umanità. Peccato però per quei puntini neri.

 

6 maggio 2008

 

 

Anche l'Italia ha il suo tsunami  

Napoli - E' sufficiente un solo viaggio sul treno Reggio Calabria-Roma per verificare la quantità di giovani meridionali che si trasferisce al centro nord per lavorare. Da dieci anni è ripresa la spinta migratoria delle giovani generazioni verso la parte alta del stivale. Sono giovani scolarizzati, con lauree e talvolta con master di primo o secondo livello che offrono il loro sapere alle imprese settrentrionali. Svuotano il Sud di conoscenza e molti di loro se ne vanno a malincuore, avvolgendo di tristezza il proprio cuore. Nelle proprie terre difficilmente potrebbero ricevere uno stipendio e talvolta anche uno stipendio regolare. L'imprenditore al Sud è abituato ad arrangiarsi. Certo non tutti ma una gran fetta ragiona così. Eppure chi sopravvive e non viene emarginato nell'agguerrito mercato di consumo meridionale è un eroe. Tra criminalità comune, mafia, camorra e 'ndragheta, tra corruzione della pubblica amministrazione e ataviche lentezze burocratiche perire è molto semplice. Qualche giorno fa l'Istat ha diffuso i dati sul lavoro relativi al 2007 che rivelano un quadro che peggiora sempre più. E da tanti, troppi, anni che la crisi economica si allarga e devasta le coscienze. Ormai la mancanza di lavoro distrugge la vita. Il tasso di occupazione, cioè il rapporto tra gli occupati e la popolazione in età 15-64 anni a Napoli è pari al 41%. Ciò vuol dire che nella città partenopea solo quattro persone su dieci lavorano. A Bari, il miglior piazzamento meridionale, quasi cinque persone, mentre a Bologna e a Milano sono sette persone su dieci a portare lo stipendio a casa. Ad essere meno occupate nel Belpaese sono proprio le donne campane, solo tre su dieci lavorano. Un quadro spaventoso. Un'onda terrificante che dal Sud si espande per la pianura padana e si ferma alle Alpi. E' l'onda della disoccupazione, della mancanza di lavoro, del crollo di ogni speranza. E' uno tsunami economico e sociale impressionante. Gli economisti e gli esperti, per ultimo Tiziano Treu, sostengono che se il Sud non cresce non cambia nulla per l'Italia. Eppure le varie programmazione europee hanno convogliato negli ultimi quattordici anni fiumi di denaro pubblico ma il pil non è crescituo, anzi. Classe dirigente impreparata, scelte di politica economica nefaste, assenza di investimenti nelle infrastrutture e nei servizi i principali imputati. Ma il pericolo maggiore viene dall'assenza di speranza dei meridionali in generale e dei giovani in particolare. Nessuno vede vie d'uscita per il Sud se non la porta di un treno che si apre e ti conduce nel faticoso ma sicuro benessere padano.

29 aprile 2008    

 

 

Il Marocco sempre più in bilico tra tradizione e modernità

Rabat - E’ un Marocco a due velocità quello che si respira nella medina di Marrakech o nei riad di Casablanca. Da una parte il giovane re Mohammed VI intraprendente e coraggioso come ad esempio quando subito dopo la sua investitura nel 1999 cambiò parte della dirigenza pubblica, rovesciando numerose poltrone che il padre, re Hassan II, aveva contribuito a rafforzare. Amministratori incapaci e sindaci corrotti che nonostante la loro immagine di potere consolidato furono immediatamente sostituiti trascinati dall’irruenza del giovane monarca. Dall’altra un re che si attarda su schemi culturali e modelli gestionali universalmente superati. Questo è il volto dicotomico del Marocco di oggi.  Utile e necessaria la lotta governativa all’analfabetismo che riguarda ben il 40% della popolazione, pari a dodici milioni di marocchini che non sanno né scrivere né leggere. Eppure nonostante questi programmi d’istruzione non è difficile girando per le città costiere o per quelle dell’entroterra vedere i ragazzini vestiti con grembiuli dall’aspetto unici e con i libri sofferti tra le mani che, anziché recarsi nelle giuste aule, giocano nelle strade polverose ma atavicamente attraenti. Si sa che la scolarizzazione è dappertutto un processo lungo e difficile. La rimozione dei sindaci corrotti e la sottrazione all’ignoranza dei marocchini ha scatenato le ire dei signori e dei piccoli boss locali che per l’ulteriore sviluppo dei propri affari puntavano sulla prosecuzione dello status quo. Sono costoro, a detta dei più, ad aver diffuso indiscrezioni sul monarca, mal digerite nel mondo islamico.   Se nel Paese, tra la classe dirigente nazionale e locale, è in atto una vistosa frizione, all’esterno la posizione della monarchia costituzionale non è univoca. Da una parte c’è la sicura amicizia della solita Arabia Saudita che ha contribuito a modernizzare il Paese e di cui felice esempio è il finanziamento della splendida Moschea Hassan II a Casablanca realizzata in soli sette anni, e che oggi continua a sovvenzionare l’economia marocchina attraverso concessioni di favore del petrolio. Ma dall’altra parte ci sono i problemi insoluti del Paese di cui i marocchini non parlano. Anzi, per essere precisi, sono due le cose di cui i marocchini non possono parlare, del re e del Sahara occidentale occupato dal 1975. Addirittura i prefetti hanno avvisato le locali guide turistiche di essere informati su eventuali pressanti domande da parte dei visitatori. Ancora più difficile trovare chi voglia rilasciare dichiarazioni o interviste per paura delle ritorsioni. Eppure un re che vuole innovare la cultura della società, che conduce una delle economie potenzialmente migliori dell’Africa non può scivolare sul dossier Sahara occidentale. Chiuso infruttuosamente nei giorni passati il quarto round di colloqui tra il governo di Rabat e il Fronte Polisario, Mohammed VI dovrebbe consentire passi avanti verso misure concordate di autodeterminazione territoriale, semmai sotto il controllo degli osservatori internazionali necessari per impedire eventuali azioni pilotate dall’Ageria. Nel 2003 il re del Marocco ha coraggiosamente condannato l’intervento armato in Iraq, sovvertendo i legami storici con gli Usa e i suoi alleati arabi. A questo punto non può più fermarsi. 

7 aprile 2008

 

 

I salari e la campagna elettorale 

Roma - A un mese dal voto elettorale nazionale i politici si dividono sulle cure per rilanciare i salari. Il tutto dopo che l'Ocse, come ogni anno, ha diffuso il suo rapporto sui salari netti annui. L'Italia è al 23° posto sui trenta Paesi considerati con 19.861 dollari di salario medio, pari a circa 13.000 euro. Il nostro Paese ogni anno scende sempre più nella classifica, ma solo ora siamo in campagna elettorale. Dunque fra tre o cinque anni quando saremo nuovamente nella competizione elettorale probabilmente la graduatoria, stilata negli ovattati uffici parigini, non conterrà più il Belpaese: uscito fuori per salari troppo bassi. Oltre il trentesimo posto, insomma. Per il momento ed in virtù della esigenza di comunicazione politica ogni partito indica le sue terapie per risollevare un salario inferiore di oltre 6.500 dollari il valore medio europeo. Peggio di noi i portoghesi, i turchi e i Paesi dell'Est Europa provenienti dall'esperienza sovietica. In Italia cresce anche il cuneo fiscale, cioè la differenza tra lo stipendio lordo e netto, che va, a titolo d'esempio, tra il 34 % di una famiglia con un solo reddito e due figli,  al 46 % di un lavoratore single. I lavoratori dipendenti italiani vivono dunque con circa mille euro al mese ma qualche anno la definizione "milleuristi" serviva per indicare solo i lavoratori precari con contratti flessibili a tempo limitato. A questo punto la precarizzazione dei salariati è assai diffusa e coinvolge anche i lavoratori a tempo indeterminato, quelli che un tempo, forse meno di sette anni fa, erano considerati i "fortunati". Tutti i soggetti sociali si sono espressi o si esprimeranno su questi dati Ocse, dalla Cei ai sindacati, dalla Confindustria ai politici. All'indomani delle elezioni però servirà eliminare gli sprechi della pubblica amministrazione, introdurre nello Stato una procedura di licenziamento più facile per coloro che non hanno voglia di lavorare, riordinare la contrattazione nazionale e aziendale, ridurre la fiscalità sui salari, accrescere insomma i salari reali per stimolarne la produttività. Tutti noi che visitiamo le piccole e medie imprese italiane, attive nei vari settori, verifichiamo situazioni di intensa utilizzazione della forza lavoro e non sempre agganciare l'aumento del salario all'incremento della produttività è umanamente possibile. Tralaltro la vergognosa posizione dell'Italia nell'ultima graduatoria sugli incidenti sul lavoro lo dimostra esplicitamente. Insomma il panorama imprenditoriale italiano è troppo diversificato per consentire una ricetta univoca. Ma di sicuro il rilancio dell'economia nazionale parte anche da una distribuzione del reddito più equa.

11 marzo 2008

 

 

La distribuzione organizzata in Campania

Napoli - Fa discutere la proposta di Michele Caiazzo, consigliere regionale del Partito democratico, che tende a liberalizzare le aperture di superfici distributive superiori a 250 metri quadrati. La normativa vigente impone agli enti locali la predisposizione e l'approvazione di specifici piani commerciali all'interno dei quali deve essere sviluppato l'investimento aziendale. Il vantaggio è la regolamentazione pubblica dell'offerta distributiva che potenzialmente non strangola la piccola frammentata distribuzione permettendone la sopravvivenza in termini di reddito e di occupazione. Ma gli svantaggi sono numerosi. In primis l'offerta distributiva suddivisa fra piccole botteghe non pemette la discesa dei prezzi al consumo che proviene proprio dal lavoro delle centrali d'acquisto, tipiche della grande distribuzione organizzata. Inoltre l'esperienza giudiziaria di numerose procure non esime dal pensare che l'ottenimento di varianti ai piani commerciali sia esente da pressioni esterne di vario genere. Infine, ma non ultima in termini di rilevanza, c'è una considerazione aziendalistica. Tra la predisposizione dei business plan e l'apertura dei punti vendita organizzati trascorrono così tanti anni che viene compromesso ogni forma di ragionevole ritorno economico. Recentemente da alcuni dirigenti della Coop ho chiaramente percepito la difficoltà a quantizzare il presumibile ritorno per l'apertura a Quarto Nuovo a seguito del mutato quadro complessivo negli ultimi tre anni della distribuzione in Campania. Come dire la pianificazione è troppo lontana nel tempo per essere di reale supporto economico-finanziario per l'imprenditore. L'insieme di queste riflessioni dovrebbero servire tanto al presidente della commissione regionale attività produttive, Tommaso Casillo, quanto agli altri consiglieri regionali evitando di ridurre l'intervento di Michele Caiazzo a fatti privati. La proposta dell'ex sindaco di Pomigliano d'Arco ha il merito di liberalizzare il mercato consentendo a tutti di sviluppare dei progetti d'investimento con una più corta tempistica e maggiori certezze. Non dimentichiamo poi che ogni progetto di questo tipo prevede sempre nuove assunzioni e distribuzione di ricchezza sul territorio.

15 dicembre 2007        

 

 

Urgono leve di marketing 

Napoli - Renzo Piano ha progettato il nuovo centro commerciale di Nola. Il "mercante", come ama  autodefinirsi, Gianni Punzo dopo avere realizzato il Cis, l'interporto e una piccola banca locale ha convinto due giganti degli affari e ha costruito il "Vulcano buono". Non è facile convincere la divisione gallerie commerciali Italia della francese "Auchan" e l'americana "Simon" a investire denaro in una area interna della Campania. Certo il business plan è stato chiuso quattro o cinque anni fa e da allora lo scenario regionale dell'offerta distributiva è molto cambiato. Però in sede di riconferme il piano d'affari ha sempre ricevuto il conforto dei manager internazionali. D'altra parte i 5,5 milioni di campani da qualche parte dovranno pure andare a spendere. La recente moltiplicazione di gallerie commerciali in Campania ha allargato i luoghi di spesa dei consumatori creando probabilmente anche un pò di smarrimento. Il consumatore campano deve infatti ancora consolidarsi nella spesa fisicamente concentrata e la grande offerta contribuirà ad accellerare questa consapevolezza. Dal punto di vista della psicologia d'acquisto la presenza di testimonial assai conosciuti sarebbe una delle poche leve capace di accrescere i risultati. Ma allo stato la politica di marketing adottata dai nuovi concorrenti  esclude l'utilizzo di simili leve. Gli eroi del calcio o le eroine del fascinoso mondo della televisione sarebbero in grado, viceversa, di attirare l'attenzione generale. Solo il centro commerciale Campania del gruppo multinazionale leader del mercato europeo, Coiro, ha implementato un programma di eventi. Ma i nomi non appaiono all'altezza delle necessità.

10 dicembre 2007      

 

 

Investimenti continui in Campania 

Napoli - Proseguono gli investimenti in strutture commerciali in Campania. Ormai da sei, sette mesi, l'attenzione dei mass media è fortemente concentrata nella regione per il susseguirsi di nuove aperture di centri commerciali. Sparsi nel territorio gli investitori hanno dedicato molto capitale per costruire più moderni canali distributivi. Ma tutta questa attenzione degli investitori dovrebbe far molto riflettere. Sicuramente la situazione di partenza del settore commerciale regionale era assai frantumata e arretrata e dunque c'erano i potenziali di investimento. Ma la cosa che lascia sorpresi è questo continuo susseguirsi di inaugurazioni e aperture. Per la verità alcune strutture furbescamente procedono a due o tre appuntamenti inaugurali spostando l'asse della reale apertura nel tempo attirando sempre su di sè l'attenzione mediatica. Ma a parte questi casi, non pochi per la verità, la stampa non finisce di rappresentare un'area commerciale che subito ne deve illustrare una diversa. Gli economisti sarebbero contenti di tanto capitale investito, soprattutto in un territorio con una limitata propensione ai consumi conseguente ad una capacità reddituale media inferiore al dato nazionale. Ecco perchè a questo punto l'attenzione si deve spostare dal lato dell'offerta, che giustamente si modernizza, al lato della domanda. Tanto più che in qualche Centro Commerciale i prezzi dei prodotti non sono per niente economici e competitivi rispetto ai Comuni circostanti. Dunque: quanti consumatori riusciranno ad attrarre ciascuna di queste gallerie commerciali? Insomma ci sarà spazio per tutti? E le nicchie di clientela acquisite saranno capaci da sole di mantenere le costose strutture? Questioni e perplessità che ogni business plan ben redatto contiene a monte. Per il benessere regionale non rimane quindi che sperare sulla serietà delle programmazioni di spesa.   

22 novembre 2007        

 

 

La sofferenza degli amici turchi 

Ankara - Sventata la paura di un nuovo conflitto in Medio Oriente. La lotta trentennale della popolazione turca contro i curdi del PKK, rifugiatisi nel nord dell'Iraq, stava infatti portando diritti ad un nuovo conflitto. Per fortuna è intervenuta l'azione dell'amministrazione Bush che, in considerazione della rilevanza strategica della Turchia, ha calmato i bollenti spiriti turchi. Due gli interventi risolutori. Il primo, il 2 novembre, quando il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice trovandosi ad Istanbul per la conferenza internazionale sull'Iraq si è recata nella capitale per incontrare gli esponenti governativi. In questa occasione li ha  convinti a non avviare nessun attacco contro l'Irak, precisamente nel Nord dove si trovano i curdi del PKK, in quanto gli Usa avrebbero fatto pressioni sul governo centrale di Baghdad e su quello regionale curdo per stanare i guerriglieri curdi. Ma Babacan, il ministro degli esteri turco, ha prontamente ammonito che "noi vogliamo azioni , questo è il momento in cui le parole finiscono". Il 5 novembre Erdogan, il primo ministro turco, si è recato da Bush il quale, al termine del vertice, ha sottolineato che il PKK è nemico degli Usa, dell'Iraq e della Turchia, ribadendo la necessità di non alzare lo scontro in Iraq. Insomma gli Usa invadono i Paesi per combattere il terrorismo ma non vogliono che altri lo facciano. Vogliono riservarsi questo arbitrio che solo la loro potenza militare, economica e politica gli riserva ancora. Certo è che in questa circostanza l'amministrazione Bush ha usato buon senso nel prevenire altri conflitti in una area relativamente tranquilla dell'Iraq che in massima parte è ancora occupato dalle sue truppe. Da parte sua il PKK il 4 novembre ha liberato gli otto militari turchi catturati a metà ottobre. Non si sa a quali condizioni per il governo di Erdogan. In questi ultimi giorni Erdogan, nel suo tour per cercare consensi e sondare il terreno diplomatico internazionale, ha incontrato il premier italiano Prodi e il nostro ministro degli esteri D'Alema. Entrambi gli hanno sconsigliato di entrare militarmente in Iraq. Ma quel che conta è ovviamente la posizione statunitense. A questo punto non rimane che attendere se i fucili riprenderanno a sparare oppure se l'azione d'intelligence e di repressione poliziesca interna nel kurdistan iracheno porti risultati apprezzabili per il governo nazionalista turco. Certo è che i centomila soldati turchi rimangono alla frontiera con l'Iraq pronti ad intervenire. Anche perchè la popolazione non ne può più delle azioni del PKK. Ad Istanbul ed Ankara numerosi negozi hanno le bandiere rosse con la mezzaluna turca in bella mostra in segno di appoggio incondizionato a Gul ed Erdogan. Anche gli Usa sono avvisati. Tanto più che gli altri Stati che combattono i ribelli indipendentisti curdi stanno sviluppando delle proprie azioni strategiche. L'Iran e la Siria hanno già effettuato, anche in questi ultimi mesi, degli attacchi lungo la loro frontiera con l'Iraq, ma mentre la Siria appoggia l'opzione turca di una ampia operazione nel kurdistan iracheno, l'Iran si mantiene più prudente per non incrinare l'assa curdo-sciita che avvantaggiarebbe i sunniti. Anche in questa crisi turco-iracheno, come in qualsiasi cosa che accada nel Medio Oriente, i risvolti sono dunque ampi, assai complicati e indefinibili per qualsiasi strategia anche a breve termine. Il cane continua a mordersi la coda.

9 novembre 2007      

 

 

La Campania si rafforza nella grande distribuzione 

Napoli - Una delle regioni italiane in cui crescono gli investimenti della grande distribuzione è la Campania. Mentre nel Belpaese la GDO soffre nella regione di Bassolino si aprono nuovi spazi o si ampliano i preesistenti. Dal 27 settembre si è aperto in provincia di Caserta il "Centro Commerciale Campania". Con una spesa di circa 200 milioni di euro e 180 insegne presenti il gruppo olandese Corio ha inaugurato una nuova galleria commerciale. Quale spazio riuscirà a conquistare ancora non si sa anche perchè i prezzi medi delle singole insegne non risultano accattivanti rispetto ai competitors dell'area. Il territorio regionale si sta riempendo di grande distribuzione e la propensione ai consumi dei residenti non cresce, anzi risente della difficoltà delle famiglie meridionali come rilevato per ultimo dall'Istat. Alcuni rilevanti operatori del settore, presenti nell'area da oltre venti anni, concordano nel ritenere queste nuove concessioni regionali pericolose per la tenuta complessiva del sistema della grande distribuzione in Campania.  A questo punto la palla passa alla giunta Bassolino che  dovrà reimpostare una nuova strategia pluriennale di sviluppo territoriale che chiuda col modello distributivo e apra semmai con quello turistico-ambientale.  

24 ottobre 2007      

 

 

Novità nella storia repubblicana 

Roma - 75% a Walter Veltroni, 14% a Bindi e il 10% a Enrico Letta. Con questi tre risultati si sono chiuse le elezioni per le primarie del partito democratito il 14 ottobre. Scontata l'elezione del sindaco di Roma sostenuta da tutta la nomenclatura dei due partiti. Deludente l'affermazione della Bindi che sconta, nonostante il voto cospicuo delle donne, una immagine probabilmente demodé.  Piacevole e di buon auspicio invece il dato riguardante Letta. Sebbene i suoi seguaci abbiano fatto rientrare il risultato all'interno del range previsto, forse, sussurra qualcuno,  si poteva ottenere un paio di punti in più. Ma non bisogna dimenticare che la competizione risente oltre che di modalità assai equivoche di formazione dei seggi anche di risultati tardivi e dubbiosi come insegna il caso Campania. Non meno altalenante è il dato degli elettori dichiarato dagli organizzatori, circa 3,5 milioni, ben sapendo che hanno votato più volte alcune persone, che non sempre  tutti gli elettori hanno esibito i necessari documenti e che alcuni immigrati sono stati accompagnati al voto ricevendo dettagliate indicazioni sulla preferenza. Rimane l'elezione diretta dei segretari, generale e regionali, di un partito politico italiano.  Primo caso nella storia politica dell'Italia repubblicana.

15 ottobre 2007      

 

 

Letta riaccende la speranza 

Roma - Non si tratta dell'uomo ombra del presidente Berlusconi, il noto Gianni Letta. Stavolta a riempire le pagine dei quotidiani ci pensa il nipote quarantunenne Enrico Letta. Dopo gli studi tra Strasburgo e Pisa inizia ben presto la sua militanza nel partito popolare italiano. Nel frattempo crescono di importanza i suoi incarichi governativi, da capo della segreteria del Mae con Beniamino Andreatta, padre di tanti giovani talenti italiani, a segretario generale del comitato euro nel Mintesoro. A 32 anni è gia ministro delle politiche comunitarie. Poi sarà ministro dell'industria, europarlamentare, ed oggi deputato nazionale e sottosegretario di stato alla presidenza del Consiglio. Il ruolo che fu dello zio nel precedente governo. Virtù di famiglia, si direbbe. Segretario dell'Arel, vicepresidente dell'Aspen Italia, professore a contratto e autore di vari istant-book. Nella vita privata è sposato ed ha due figli. Enrico Letta oggi è candidato alla segreteria del nuovo partito democratico. Riunisce stile pacato, slancio ideale, competenza e un disegno politico chiaro e nuovo. Contro il forte sindaco di Roma, Enrico Letta sostiene delle innovative idee politiche e si batte per il rinnovamento della classe politica. In una società sempre più ripiegata su se stessa e priva di sogni, quale quella italiana, già questo rappresenta una bella novità.

15 luglio 2007  

 

 

Il nuovo corso della Cei 

Roma - La nomina di don Domenico Pompili a direttore dell'ufficio comunicazioni sociali della Cei, in pratica il portavoce dei vescovi italiani, contribuisce a rinnovare il volto del clero in Italia. Provenendo dalla diocesi di Anagni-Alatri, il giovane don Pompili è pronto a rafforzare l'immagine della Chiesa nei mass media. Dotato di una visione aperta ai contributi laicali e forte di un lavoro sul territorio il portavoce deve subito convincere il presidente della Cei, il card. Bagnasco, a non trincerarsi dietro il silenzio ma affrontare le telecamere e i microfoni, anche quelli ostili, per riproporre con pacatezza e con fermezza il pensiero ecclesiale sui Dico e sulla famiglia. L'amarezza per le false critiche e per le diffuse ipocrisie non può far recedere Bagnasco dai suoi propositi: rappresentare la Chiesa cattolica nel Belpaese. Nei due appuntamenti con la stampa finora organizzati don Pompili ha immediatamente espresso aperture ed empatia, controvertendo le consuetudini più papaline del suo predecessore mons. Giuliodori. La speranza è che anche nel quotidiano "Avvenire", di cui il portavoce della Cei è uno dei nuovi consiglieri di amministrazione, arrivi il vento del rinnovamento e delle concrete aperture al mondo dei laici. Con le sue 100mila copie vendute - dati gennaio 2007 su gennaio 2006 - il giornale non riesce ad intercettare l'attenzione dei fedeli nonostante da quattro anni sia partito il progetto "portaparola" che giustamente lo diffonde in tutte le parrocchie e i luoghi di culto. Probabilmente lo stile "rannichiato" e la grafica un pò ingessata ne limitano la diffusione tra i fedeli e tra gli stessi sacerdoti.

18 maggio 2007      

 

 

A Napoli nella politica non ci sono zone franche

Napoli - Quando un governo non riesce ad avere una propria politica economica copia dai Paesi vicini. E' successo all'Italia di Prodi che privo di forti indirizzi strategici, causa le tensione nella maggioranza che lo sostiene, sta usando le Zone franche come opportunità di crescita territoriale. Attrezzato un ufficio e un tavolo, quello del Sud, sta individuando le aree da sottoporre a Bruxelles per concedere agevolazioni fiscali e finanziarie di vantaggio. Se l'Ue lo ha concesso ad altri perchè non all'Italia. A Napoli l'opportunità sta creando frizioni e malintesi sui territori da coinvolgere, le vocazioni industriali da sostenere e gli obiettivi di sistema da raggiungere. Iervolino e Company, facendo un bagno d'umiltà, dovrebbero chiedere a chi fa impresa da sempre cosa è meglio e cosa non lo è.

8 maggio 2007      

 

 

Qual è il website più visitato al mondo ?

Google, il sito motore di ricerca, che, secondo l'istituto Comscore esperto di statistiche in rete, ha superato il gigante dell'informatica, Microsoft. 528 milioni di visitatori contro 527 milioni. Ciò rafforza ancor più il brand Google dal valore di oltre 48 miliardi di euro. Il successo è stato conseguito anche grazie all'acquisto di Youtube costato 1,3 miliardi di euro. Il 31% dei visitatori sono proprio del sito che ospita i video. Strategia vincente dunque per i manager Google accusati nei mesi passati di aver pagato molto per Youtube. I dati danno ora loro ragione a tutto vantaggio del valore del brand che si rafforza ulteriormente. Nel contempo prosegue l'azione la lobby americana che combatte sia Youtube che Myspace, comprato da Murdoch. Entrambi sono al centro di uno speciale del Financial Times sulla "bolla Web.2", cioè sull'enorme massa d'investimenti che hanno riguardato i siti che ospitano video e testi prodotti direttamente dai  cittadini. Se ad occuparsene è il famoso giornale economico significa che la materia è assai dibattuta negli Usa. Ma che sia l'attacco degli editori tradizionali contro il nuovo citizen journalism, cioè il giornalismo democratico fatto da tutti ?

1 maggio 2007      

 

 

I professionisti italiani continuano ad essere coinvolti nel disegno di legge Mastella che riordina l'intera materia delle professioni intellettuali. Mentre le commissioni riunite, giustizia e attività produttive, della Camera proseguono nelle audizioni crescono i fermenti e le lobbying delle professioni coinvolte. Da una parte il Cup, il comitato unitario dellle professioni regolamentate, che sta raccogliendo le 50mila firme per presentare al Parlamento un autonomo progetto di legge, dall'altra parte il Colap, un coordinamento di circa 180 associazioni per un totale di 350mila professionisti non iscritti ad ordini o collegi, che raccolgono adesioni per spingere il Parlamento ad approvare il più velocemente possibile il ddl Mastella. Insomma il testo della legge di riforma è spinto da più parti. Con forti interessi in gioco. Basti considerare che il testo Mastella prevede che se una professione è riconosciuta può costituire una propria cassa previdenziale. Solo che il legislatore deve considerare anche gli effetti macro delle proprie decisioni. Se per esempio l'istituto nazionale dei revisori contabili decide di portare fuori dalla gestione separata dell'Inps i suoi iscritti, il fondo che attualmente raggruppa circa 3,5 milioni di aderenti ne comincerebbe a soffrire. Ben venga per i revisori che con una cassa privata potrebbero sperare in una pensione, ma la sostenibilità finanziaria del sistema attuale ne verrebbe inficato. Soprattutto se anche altre professioni emulerebbero i revisori. Insomma la materia è delicata è il modello dell'elastico scoraggia quanti credono che il legislatore possa adottare la giusta soluzione.

01 aprile 2007      

 

 

Ha un fatturato annuo pari a 1,26 miliardi di € e poco meno di 3200 dipententi in totale, però capitalizza sul mercato circa 3,7 miliardi di €. Dalla costituzione della società non ha mai registrato utili, né possiede una infrastruttura di rete propria. Eppure è ambita. Si tratta di Fastweb, la società creata da Silvio Scaglia. Una media società di telecomunicazioni europea, la svizzera Swisscom ha intenzione di lanciare una Opa amichevole sul capitale totale. Scaglia e il ceo della Swisscom hanno già sottoscritto una lettera d'impegno relativo al 18,75% del capitale nelle mani del fondatore. Rimane il 70% di flottante distribuito sul mercato e una piccola quota del 4,8 % in possesso di Unicredito. La società svizzera pagherà 47 € per azioni mentre fino ad ora il mercato le quotave circa 42 €. Ma i risparmiatori ancora speculano al rialzo e nei rumors si parla di quota 50 €. Un affare insomma per tutti, sembrerebbe. Ma per la comunità italiana lo è davvero? Il mercato delle telecomunicazioni già oggi è diviso fra inglesi, cinesi e svedesi. L'unica italiana è, per il momento Telecom, ma anche qui gli spagnoli di Telefonica hanno in mente un piano. Le regole del libero mercato prevedono player senza passaporto ma è indiscutibile l'importanza strategica dell'infrastruttura di rete nella moderna società. La conoscenza di un Paese oramai viaggia più sui cavi che sulla carta.

12 marzo 2007      

 

 

Nell'attesa della terza conferenza nazionale dell'energia e dell'ambiente che si terrà a marzo 2007 il Consiglio dei ministri ha fatto ieri il punto della situazione sull'avanzamento del piano rigassificatori. Le novità riguardano Brindisi e Rovigo dove si prosegue ad andare avanti verso la realizzazione dei progetti. Ma mentre il pubblico procede anacronisticamente il privato incalza. Il gruppo svizzero Egl ha avviato la fase di di entrata in esercizio dell'impianto a ciclo combinato di nuova generazione di Sparanise, in provincia di Caserta. Con un investimento di un miliardo di euro a marzo del 2007 la Egl commercializzerà l'energia prodotta nel nuovo sito in tutt'Italia. L'impianto realizzato da Ansaldo Energia è una tappa di un business plan del gruppo elevtico che ha mire più vaste. Prossima mossa è la realizzazione  di un metanodotto trans-Adriatico che porterà dall'Albania all'Italia oltre nove miliardi di metri cubici di gas naturale. Attualmente quest'investimento è in fase di progettazione avanzata ma altri sono pronti a partire. Dall'eolico alla biomassa la Egl ha bene in mente le necessità energetiche italiane e vuole ritagliarsi una fetta della torta. Lo Stato nel frattempo avanza a passo di lumaca.

28 dicembre 2006      

 

 

L'attacco di ieri ad una piattaforma petrolifera del gruppo Eni avvenuto in Nigeria ad opera di bande locali ripropone la necessità di adottare un piano energetico nazionale. Il più grande acquirente di petrolio è l'America del Nord, crescono del 10-15% annue le richieste da Cina e India il cui Pil è in perenne ascesa. L'Opec, che riunisce i principali Paesi produttori, mira a contenere gli attuali cali di prezzo sui mercati internazionali riducendo le quantità vendute. Tiene naturalmente il mercato "parallelo" frutto di vendite "sottobanco" da parte sia dei produttori dissenzienti che di piccoli furti dagli oleodotti da parte di bande locali che sottraendo greggio lo dirottano poi sul "parallelo". Si riduce in tal modo il minor venduto deciso dall'Opec. D'altra parte non è una novità la voracità personale di molti governanti. Sul gas la Russia da più di un anno sta lavorando per creare un cartello internazionale simile all'Opec che ne monopolizzerebbe la vendita manovrando il prezzo. In diversi consessi, anche militari come la Nato, sono stati creati dei  gruppi di lavoro per monitorare l'avanzamento dei progetto russo che se realizzato altererebbe numerosi  equilibri geopolitici ed economici. Dinnanzi questo scenario l'Italia gioca un ruolo piccolo ma deve mirare a dotarsi di diversificazione sia di fonti che di Paesi. Purtroppo però dopo più di sei mesi di governo non si ha traccia nè di studi, nè di provvedimenti in tal senso.

23 novembre 2006      

 

 

Colpiti per insider trading Consorte, Sacchetti e Gnudi e l'Unipol è di nuovo sotto i riflettori dei mass media. Vita difficile per la compagnia assicurativa bolognese. Il giudice monocratico milanese ha condannato gli ex vertici, Giovanni Consorte e Uvano Sacchetti, e Emilio Gnudi a sei mesi di reclusione più il pagamento di 103mila euro alla Consob - incluse le spese processuali - e all'interdizione per un anno dai pubblici uffici. Secondo il primo grado di giustizia i tre nel 2002 avrebbero comprato e fatto comprare ad amici 100 milioni di obbligazioni Unipol ben sapendo che la società da loro amministrata poi li avrebbe rimborsati prima della scadenza. Da tempo si dibatte se la legge italiana sull'insider trading serva. Dal seguito di questa vicenda - i ricorsi sono già pronti e fino a sentenza definitiva vale l'innocenza - si valuterà l'efficacia e l'efficienza di una norma sempre più fondamentale per regolare il mercato. 

25 ottobre 2006        

 

 

Si è concluso a Capri l'annuale convegno dei giovani imprenditori di Confindustria che quest'anno ha rilanciato il tema delle riforme elettorali ed economiche. I fischi che ha ricevuto il ministro dell'economia Padoa Schioppa dall'affollata platea mostrano il giudizio degli imprenditori alla legge finanziaria 2007 e al trasferimento del tfr all'Inps. Il ministro, da parte sua, ha più volte stuzzicato gli industriali durante il suo lungo e meticoloso discorso. Nel contempo è cominciato il gioco al dopo Luca di Montezemolo. Si parla di Andrea Pininfarina come il candidato più probabile e su cui concordano più strutture territoriali e di categoria. Insomma la corsa al 2008 è già cominciata e nei prossimi mesi vedremo l'emersione mediatica dei candidati ad una delle poltrone più importanti del Paese.  

9 ottobre 2006      

 

 

E' pronta la bozza finale della prossima legge finanziaria. Tante le novità sia nel contenimento della spesa della PPAA (spese di missioni all'estero, spese ministeri, stipendi ai dirigenti, accorpamento e soppressione enti pubblici inutili) che sul fronte lavorativo e fiscale (riduzione aliquote irpef, trasformazione dei contratti a tempo determinato nella PPAA, blocco turnover nella PPAA). Una misura utile da verificare nel dettaglio è la prevista riduzione di 5 punti del cuneo fiscale, di cui tre per le aziende e 2 per i lavoratori. Le aziende risparmieranno da 27 a 32,5 euro netti al mese per dipendente. I lavoratori da 16 a 19,5 euro netti al mese. Guadagni massimi per il commercio, minimi per l'artigianato e medi per l'industria. Se realizzato sarà un primo passo di politica industriale.

20 settembre 2006      

 

 

Continua a tenere banco l'affaire Telecom-Tim. Il piano di Tronchetti Provera, ex presidente Telecom Italia, prevedeva la concentrazione del business sulla media e larga banda e la messa sul mercato sia della telefonia mobile, la Tim, che delle rete fissa. Due asset importanti su cui era tracciato anche il percorso. Il primo veniva ceduto ad una impresa estera visto che nessuna cordata di imprenditori italiani si era fatta avanti. Il secondo, quello della rete del fisso, veniva in qualche modo ripubblicizzato attraverso un intervento della Cassa Depositi e Prestiti dello Stato. Dopo quasi dieci anni dalla parziale privatizzazione si tornava dunque indietro. Miracoli italiani, direbbe qualcuno. Non appena si fosse realizzato questo piano svaporava anche lo spauracchio del consolidamento dei debiti Telecom in seno alla Pirelli. Che forse è fra i motivi più urgenti che hanno velocizzato l'operazione finanziaria. Accanto a quello della crescita degli oneri finanziari sui debiti bancari contratti all'epoca per l'acquisto della Telecom stessa.  Insomma anche in questo caso i più importanti imprenditori italiani continuano a trascurare le strategie industriali. Forse lo stock di capitale privato disponibile nel Belpaese non consente più tali visioni. 17settembre 2006       Albertis non ha potuto acquistare Autostrade Spa, Santander il San Paolo di Torino mentre Telefonica forse può comprarsi la Tim Spa. La Spagna insomma ci riprova. Il settore tlc italiano è stato liberalizzato nel 1996 con una serie di colpi di scena. L'ultimo è datato circa sei anni fa quando Tronchetti Provera prende soldi dalle banche per controllare la Telecom che in seguito si fonderà con la Tim. Ora le due società si divideranno di nuovo e la Tim sarà ceduta. Le imprese interessate sono tutte estere con la spagnola in pole position. La Telecom ha un debito pari a tre fatturati annui messi assieme. La Tim ha un cash flow abbondante. Intanto in borsa il titolo Pirelli & C. da una performance a 6 mesi di -9,50% ha realizzato  5,85% in pochi giorni. Telecom Italia da -7,23% degli ultimi sei mesi a 9,50% negli ultimi giorni. Il governo Prodi alza barriere sulla vendita Tim. Molti scommettono che il finale di Autostrade Spa si replicherà. Numerosi azionisti ringrazieranno per le plusvalenze di borsa conseguite.

13 settembre 2006      

 

 

Crescono i tassi Ue tra i dissensi degli esperti. Deve garantire la stabilità dei prezzi Trichet, il governatore della Banca centrale europea. Per questo il tasso minimo di rifinanziamento passa da 2.75 al 3%. A seguire gli altri tassi dell'Eurozona. L'aumento era previsto a causa della ripresa delle aspettative inflattive che gli economisti della Bce presagiscono, nonostante gli esperti del Fmi siano di parere del tutto contrario. 

4 agosto 2006      

 

 

L'Italia perde anche Fidis, la finanziaria Fiat. Nasce Fafs dal matrimonio paritetico tra Fiat Auto e Credit Agricole. Assorbirà il rateale, il leasing, la gestione flotte, credit revolving ai clienti, finanziamento alla rete di vendita. La Fiat incasserà 1 miliardo di euro e l'operazione si chiuderà entro i primi mesi del 2007. Il gruppo Fiat comincia ad essere più interconnesso e globalizzato.

25 luglio 2006      

 

 

"Il capitombolo del governo" potrebbe chiamarsi il primo capitolo del libro, tutt'ora in scrittura, sulle liberalizzazioni del governo Prodi. Il ministro Bersani ha dovuto retrocedere per la violenta avanzata della categoria dei tassisti. L'assenza del contraltare, rappresentato dai consumatori e dagli utenti e dalle loro associazioni e dai loro movimenti, ha sbilanciato irrimediabilmente la politica ministeriale  verso il persistere di vetusti oligopoli e di anacronistiche rendite dei tassisti. Con grave nocumento della competitività del sistema paese che rimane sempre più al palo.

17 luglio 2006      

 

 

La Banca centrale europea non ha ritoccato all'insù i tassi, evidentemente le attuali tensioni inflazionistiche non allarmano così tanto i banchieri centrali. Il tasso sulle operazioni pronto contro termine è invariato al 2,75%. L'ambivalente ripresa europea e la timida ripresina italiana possono proseguire indisturbate almeno fino al 3 agosto in cui si ipotizza l'aumento di 25 punti base.

7 luglio 2006      

 

 

Le misure del governo Prodi II sulla liberalizzazione di alcuni settori ed attività hanno scatenato forti reazioni nelle categorie coinvolte. I consumatori sono invece silenziosi, anche se in Italia sono soliti esprimersi solo attraverso le piccole associazioni che annoverano poche migliaia di iscritti. Ma se si vuole realizzare una moderna democrazia economica è fondamentale l'apporto di reali e rappresentative organizzazioni dei consumatori. Finchè non si costruiscono questi contenitori non ci sarà contraltare alle proteste dei monopolisti o oligopolisti coinvolti dai provvedimenti di liberalizzazione. E la democrazia economia italiana sarà sempre più lontana.

5 luglio 2006      

 

 

Le necessità di Autostrade Spa. I cospicui pedaggi degli italiani e la striminzita spesa d'investimento nella manutenzione determinano per Autostrade Spa una alta liquidità. Che finanziariamente deve investire. E allora va in Polonia a spendere 17 mln di € per comprare il 27% di una società che lavora l'acciaio e che gestisce la maggiore arteria del Paese. 

26 giugno 2006      

 

 

In questi giorni in cui la Protezione civile ha diramato il suo  "allarme caldo" anche Terna, la società che gestisce la rete nazionale, ha lanciato il suo Sos: il fabbisogno quotidiano d'energia si aggira sui "54mila megawatt". A preoccupare sono le punte massime, come insegna il 25 gennaio di quest'anno in cui s'è toccato  55.539 megawatt. Ma il il Piano energetico del nuovo Governo dov'è?

21 giugno 2006      

 

 

Il 15 giugno si è riunito il CdA de La Doria Spa, l'unica impresa meridionale quotata nella Borsa milanese, e ha deliberato di comprare la residua parte di una azienda salernitana, la Pomagro srl, rafforzando così la sua presenza nelle conserve di pomodoro. Inoltre ha deciso l'aumento gratuito del capitale sociale per usufruire di agevolazioni finanziarie pubbliche. Insomma ad Angri gli investimenti sembrano non finire mai. Per il bene di tutto il Sud. 

15 giugno 2006      

 

 

Il governo si è insediato il 17 maggio scorso, Eugenio Scalfari domenica si è lamentato dell'immobilismo governativo. Bersani afferma "siamo appena entrati". D'accordo con il fondatore di Repubblica e con Antonio Polito ritengo che il governo sia nuovo ma non i governanti, che, viceversa, di cose politiche sono vecchi. Non per questo ha ragione Tremonti nell'affermare in commissione parlamentare che "il governo sia piccolo". Solo di vecchia esperienza. E dunque potenzialmente idoneo ad affrontare subito i principali problemi generali. O forse "la coalizione vasta" di cui ha parlato Prodi da Vienna impedisce di scegliere ?

14 giugno 2006    

 

 

Si è concluso oggi il primo festival dell'economia italiano. Trento, con la sua accoglienza tipica di una città di 100mila abitanti, ha visto circa 50mila persone in più per l'occasione. Oltre 170 i giornalisti accreditati che hanno incontrato sia i protagonisti dell'economia che tanti colleghi. Nella attrezzata e bella sala stampa non sono mancate infatti  opportunità di nuove conoscenze professionali. Fuori dibattiti utili per fare il punto della situazione sui principali temi economici italiani ed internazionali.

4 giugno 2006    

 

 

Sono più di tre mesi che gira per l'Italia una petizione. E' partita da uno studente universitario campano e chiede la cessazione di una brutta pratica: il costo della ricarica delle schede prepagate. Similmente ad altri Paesi esteri anche in Italia i firmatari ne chiedono l'eliminazione. Le società tlc frenano. Gli uffici della Commissione Ue hanno rinviato gli atti all'Autorità per le Comunicazioni italiane. Ad oggi anche gli uffici dell'Antitrust sono impegnati a valutare se aprire una indagine.

29 maggio 2006    

 

 

Più stampa che sostanza Dalla procura di Napoli escono i nomi degli arbitri, dei giocatori, dei dirigenti, delle squadre e delle partite coinvolte nella frode sportiva. La stampa ha accresciuto il caso  e i due pm nelle prossime settimane archivieranno molte posizioni. Il Gup rinvierà a giudizio i nomi del primo anello di responsabilità.   15 maggio 2006     I primi effetti della tranche napoletana dello scandalo del calcio sono visibili a tutti. Dopo le dimissioni di Franco Carraro, il presidente della Figc, sono attese per le prossime ore le notifiche agli indagati degli avvisi di conclusione delle indagini da parte dei due pm napoletani. La speranza è che il calcio non sia caduto così in basso, dove giace la cupidigia umana.

8 maggio 2006    

 

 

La nuova legge sull'antiriciclaggio che impone ai liberi professionisti di tenere un archivio unico cronologico dei clienti e delle operazioni effettuate e li obbliga a segnalare eventuali azioni di ricilaggio di proventi di reato si arricchisce di ulteriori novità. Fonti dell'Uic, l'interfaccia pubblico della normativa, dichiarano che i liberi professionisti realmente interessati alla nuova legge sono in verità solo importanti avvocati d'affari e grandi studi notarili. Come dire "avete sbagliato voi giornalisti" a montare il caso. Sarà davvero così? Oppure è l'ente pubblico che sottovaluta le reazioni dei circa 250mila soggetti coinvolti?

4 maggio 2006    

 

 

La BMT, la borsa mediterranea del turismo, ha evidenziato nei dati Astoi, l'associazione dei tour operator, che il business del turismo sta riprendendo a crescere. In particolare la stagione si sta allungando contribuendo a destagionalizzare il comparto e ripartire gli investimenti materiali su più mensilità di lavoro. Nei padiglioni della fiera napoletana gli adv, i tour operator e i vettori hanno riferito di evidenti segnali di ripresa del mercato che li ha invogliati a nuove spese d'investimento. 

8 aprile 2006    

 

 

Gazprom e Sonatrach. Sono le due compagnie di stato, rispettivamente russa e algerina, che distribuiscono il gas naturale all'Italia. Negli ultimi giorni il presidente Putin ha incontrato ad Algeri governanti locali. All'ordine del giorno rafforzare l'asse dell'offerta di gas facendo leva sulle quantità offerte e sul prezzo. Tutto ciò significa maggiori sofferenze per l'Italia che pagherà alto il prezzo per le sue forniture di gas. Per l'alternativa dei rigassificatori occorre attende circa sei anni. Nel frattempo le nostre merci conterranno un costo energia troppo alto per divenire competitive sia in Italia che all'estero. Compreremo più prodotti esteri e venderemo meno i nostri.  Ma allora perchè non comprare più energia dalle centrali nucleari francesi dando in questo modo anche un chiaro segnale al neonato cartello Opec del gas ? 

12 marzo 2006    

 

 

Si è inaugurata la fiera nautica napoletana, secondo appuntamento italiano dopo Genova. Gli espositori, in rappresentanza di circa 800 aziende italiane, sono concordi nel considerare buono il trend di mercato, con risultati di fatturato crescenti. La Lombardia, la Toscana e la Campania sono le aree di maggior insediamento aziendale. Il sistema Italia ha per fortuna dei comparti di eccellenza che in questi utlimi anni si sono ulteriormente rafforzati. Non dimentichiamo che nei superyacht l'Italia è prima in Europa e seconda agli USA in tutto il mondo.   

11 marzo 2006    

 

 

Finalmente anche al Sud si torna a parlare di Banca. Lo fa Tremonti, il ministro dell'Economia, che dopo aver stanziato cinque milioni di euro nell'ultima finanziaria ha costituito con decreto il comitato promotore di una nuova banca del mezzogiorno. Il comitato dovrà decidere entro ottobre in merito al nome, ai soci, al capitale ed agli obiettivi. Prima di Natale il futuro governo deciderà quale tipo di banca sia più utile per il Sud. Nel frattempo le giunte di centrosinistra delle regioni meridionali hanno deciso di non versare soldi e di non entrare nel progetto. E' strano che Tremonti si ricordi dell'assenza di una medio-grande banca del Sud solo da un anno. E' paradossale che le regioni territoriali non partecipino a progetti governativi che hanno per obiettivo lo sviluppo economico meridionale.

3 marzo 2006    

 

 

Nella pubblica amministrazione ci sono numerosi dipendenti, ma mentre in alcuni settore sono in soprannumero in altri c'è carenza. Un esempio è rappresentato dalle Autorità indipendenti che si occupano di regolare settori o ambiti economici. Appartengono all'amministrazione pubblica e si basano per lo più sui trasferimenti statuali per il loro funzionamento. Fra le Authority spicca il caso dell'Antitrust, presieduta da Catricalà, che è in forte vuoto di organico rispetto le crescenti competenze regolatorie. A gennaio con decreto legge si pensava di colmare anche se in minima parte questa carenza. I sindacati e le opposizioni si sono opposte e in fase di conversione della norma riguardante l'Antitrust non c'è più traccia, almeno alla Camera. Da una parte il governo che crede nelle scorciatoie dei decreti legge, d'altra il corporativismo del sindacato e dell'opposizione frenano l'adeguamento della macchina amministrativa. 

23 febbraio 2006    

 

 

La crisi energetica deriva, per buona parte, dall'Eni. E' la conclusione a cui è giunta l'Antitrust che multa di 290 milioni di euro l'impresa energetica italiana. Sarebbe colpevole di abuso di posizione dominante con ripercussioni anche all'estero. Negli anni passati avrebbe ridotto il trasporto di gas sul gasdotto dall'Algeria (Tpcp) ritenendo che ci fosse un eccesso di offerta. Lo stato dell'attuale situazione dimostra come le previsioni strategiche dell'Eni fossero completamente sbagliate ma nel frattempo ha beneficiato dei risparmi di gestione e di dividendi copiosi. L'ufficio stampa aziendale ha già comunicato che il provvedimento sarà ovviamente impugnato.
Ma la cosa più importante è che negli ultimi tempi l'Eni aveva rafforzato sia il Tag, cioè il gasdotto dalla Russia, che il Tpcp, quello algerino. Proprio per questo motivo l'Antitrust ha ridotto la sanzione amministrativa. Comincia a chiudersi il quadro di responsabilità dell'attuale deficit energetico. 

16 febbraio 2006    

 

 

"Ha attuato una strategia di contenimento dell'offerta", afferma la relazione della commissione attività produttiva della Camera dei deputati. Ad essere messa sotto accusa è l'Eni che viene individuata come colpevole dell'attuale stato di crisi energetica del Paese. "L'operatore dominante" come viene definito l'Eni dai parlamentari, ha ritardato il potenziamento dei gasdotti in Austria e in Tunisia e rallentato lo stoccaggio di gas naturale. Ha volontariamente ristretto l'offerta di gas naturale in quanto prevedeva che sul mercato internazionale ce ne fosse in abbondanza. Nei fatti la famosa "bolla" non c'è stata.  A questo punto Scaroni, l'a.d. dell'azienda, dovrebbe chiarire i piani industriali portati avanti in questi anni. Anche perchè i parlamentari concludono la relazione ipotizzando la sottrazione di competenze sulla rete di distribuzione e sul sistema delle scorte all'Eni privatizzando ulteriormente il settore. Gazprom uscita dalla finestra, rientra dalla porta? Non fu proprio il ministro Scaiola a promettere ai vertici aziendali una più ampia liberarizzazione nel settore energetico italiano durante il suo viaggio di fine gennaio a Mosca ?

10 febbraio 2006    

 

 

Consumiamo energia utilizzando le scorte nazionali. Ma fino a quando? Continua l'allarme energia per il nostro Paese. Oggi la Russia fornirà all'Italia il 16,2% di gas in meno rispetto al previsto. Nei giorni passati la riduzione della fornitura variava dal 3 all'11%. Ora il taglio cresce e con esso la preoccupazione di Scaroni, l'a.d. dell'Eni, il quale avverte che se il freddo permane la situazione diventerà critica. Smentendo in tal modo le superficiali rassicurazioni di Scaiola, il ministro competente il quale dichiara che "è tutto sostto controllo". La Gazprom, l'ente governativo russo che sovrintende la fornitura di gas all'Italia, risente suo malgrado della lotta tra Russia ed Ucraina sul costo del combustibile, sulla liberalizzazione del mercato ed in ultima istanza sull'affrancamento di Kiev dal potere moscovita. L'Italia risente volutamente dell'assenza di una seria politica energetica nazionale.

9 febbraio 2006    

 

 

A Londra comincia oggi il road show per presentare e collocare le nuove obbligazioni emesse dal gruppo Fiat. Qualche giorno la società ha diffuso i suoi principali dati di bilancio 2005 ed ora si ripresenta dopo alcuni anni sul mercato dei bond. La società controllata, Fiat Finance & Trade Ltd., emetterà obbligazioni a sette anni per almeno 700 milioni di euro. Ma se il tour nelle principali borse dovesse andare bene allora la cifra crescerebbe. Il gruppo Fiat ha da qui al 2013 numerosi bond da rimborsare e dunque necessita di nuove obbligazioni per saldare le vecchie. Insomma la società prosegue nell'indebitamento, il cui costo non è certo basso in quanto le maggiori società internazionali di rating che valutano gli emittenti dei bond le attribuiscono la categoria "speculative grade", cioè "junk" al terzo livello. All'indomani di questa nuova emissione la Fiat deve concentrarsi solo sul suo piano industriale e sulle priorità da perseguire. Per i prossimi tre anni, a meno di imprevedibili scossoni, il gruppo deve recuperare velocemente vantaggio competitivo nelle aree d'affari presidiate.

01 febbraio 2006    

 

 

Dai dati di bilancio resi pubblici ieri dal gruppo Fiat si desume che l'area automobili, ritenuta esplicitamente strategica, ha fatturato nel 2005 il 3% in più rispetto l'anno precedente. All'interno del settore la Fiat Auto ha perso quasi un punto percentuale di ricavi, la Maserati invece ha guadagnato il 30% di fatturato e la Ferrari il 10% rispetto il 2004. La forte pressione competitiva sul marchio fiat auto pesa molto e i tre nuovi modelli non appaiono di grande impatto innovativo. La Croma, la Grande Punto e l'Alfa 159 sono collocati più sul tratto discendente della curva del ciclo di vita del prodotto che sul tratto iniziale, ascendente per definizione. Nel 2005 la Fiat settore automobili ha venduto meno in Italia e in Polonia e molto più in Brasile. Per il 2006 non si prevedono significativi scostamenti.  Due novità sono invece di forte interesse per la Fiat Auto. Il primo è l'accordo industriale con la Severstal Auto in Russia per assemblare la Fiat Palio e la Fiat Albea, il secondo per il marketing e la distribuzione delle vetture Fiat in India, con la Tata Motors Limited. Due rilevanti intese  che possono aprire la strada in due popolosi mercati da 1,2 miliardi di abitanti. 

31 gennaio 2006    

 

 

E' stato diffuso il comunicato Fiat sul consuntivo dell'anno appena trascorso. I dati sono tutti in milioni di euro e riguardano l'intero gruppo Fiat. I ricavi ammontano a 46.544 facendoci capire che il gruppo è davvero indispensabile per l'economia italiana. Rispetto al 2004 il fatturato è aumentato solo del 2%. Troppo poco. Il risultato operativo dichiarato è pari a 2.215 grazie all'indennizzo General Motors e alla plusvalenza per la cessione della partecipazione in Italenergia BIS. Senza queste due voci straordinarie il risultato operativo sarebbe stato assai magro, pari a 237. L'utile netto è 1.420 ma senza quelle due voci sarebbe stato pari a zero. Insomma il bilancio è in  pareggio. Per il futuro tre poste contabili devono attirare l'attenzione di Sergio Malchiorre e dei suoi uomini. L'amministratore delegato deve ridurre l'indebitamento totale che solo per il 17% deriva dalle attività industriali. Certo rispetto al 2004 è diminuito grazie anche all'estinzione del finanziamento Convertendo ed ai due citati eventi straordinari, ma rimane comunque elevato, 18.523 non è poco. E' pari quasi al 40% del fatturato di un anno. Se i debiti vanno ridotti, invece gli investimenti devono crescere. Oggi il gruppo Fiat spende 2.636 per investire sul proprio futuro, meno del 6% del fatturato. Terzo ed ultimo elemento di allarme sono i costi di Ricerca e Sviluppo che sono caricati per 1.400 sul conto economico. Le stesse cifre per gli investimenti e per i costi di R & S  le trovavamo nel bilancio 2004. Insomma il gruppo Fiat punta poco su se stesso. Nonostante la borsa milanese stia apprezzando questi dati di bilancio, rafforzati dal nuovo giudizio dell'agenzia Moody's che ha spostato da negativo a stabile il giudizio degli investimenti sul titolo Fiat, il top management dovrà lavorare ancora molto. Quando non ci saranno più entrate finanziarie straordinarie e si dovrà puntare solo sulla competitività delle business area cosa accadrà? In questi giorni a Torino e a Piazza Affari si riparla di  politica dei dividenti ma con il taglio degli aiuti pubblici alla mobilità lunga e con la necessità di dover investire molto è bene che il discorso venga accantonato per almeno dodici mesi. La borsa difficilmente capirà e il titolo potrà scendere. A questo punto la famiglia Agnelli dovrà ricompattarsi attorno a Marchionne convinta che il piano industriale sia prioritario rispetto alle speculazioni borsistiche. Se si vuole rimanere imprenditori, beninteso.

30 gennaio 2006    

 

 

L'incontro tra il ministro italiano Scaiola e il ministro dell'energia russo doveva avvenire la prossima settimana. Ma il calo dell'import di gas che ha superato anche il 5% tra giovedì e venerdì ha affrettato l'incontro e ieri il forzista Scaiola si è recato a Mosca dove in cambio di un privilegio nella fornitura di gas ha promesso aperture di mercato a società energetiche russe in Italia. Il ministro italiano sta facendo la sua politica energetica: in cambio di maggiori importazioni di  gas assicura più mercato nel settore dell'energia. L'Eni e le altre società del settore sono avvisate. D'altra parte l'Eni persegue la sua stretta strategia aziendalistica del profitto ed è giusto che il governo si assicuri il mantenimento del fabbisogno nazionale energetico.  Ma ciò che non si comprende è cosa abbia potuto garantire il governo italiano al gigante russo Gazprom se siamo in un regime di pieno mercato ?

28 gennaio 2006    

 

 

E' il Giorno della Memoria e in tutt'Italia si ricorda l'Olocausto degli ebrei. Da sei anni il 27 gennaio la comunità nazionale ritorna ad occuparsi di uno dei più grandi orrori della storia dell'uomo. Nel 1945 proprio il 27 gennaio entrando nel campo di concentramento di Auschwitz le truppe vincitrici rivelarono le atrocità del campo polacco.  A settembre ho visitato un altro campo di concentramento nazista, quello tedesco di Dachau. In una area enorme per dodici anni le famigerate SS hanno concentrato oltre 200.000 europei, molti per motivi politici. Oltre 43.000 di loro sono morti. Le truppe americane liberarono il campo solo il 29 aprile del 1945. Il campo di Dachau è stato conservato e ricostruito sulla base delle testimonianze dei sopravvissuti. Entrando si legge ancora la scritta "Il lavoro rende liberi", proprio all'ingresso.  Sulla destra c'è un edificio centrale che ospitava la cucina, il bagno, il guardaroba e le officine. Alle sue spalle il bunker, la prigione del lager, con celle piccole e umide. Davanti il grande edificio centrale c'era il piazzale dell'appello in cui i detenuti due volte al giorno dovevano rimanere immobili aspettando il proprio turno. In linea retta dopo il piazzale si dispiega una vasta area che ospitava le 34 baracche suddivise in due eguali file. Ai due lati esterni delle baracche c'erano i servizi per il campo come la mensa, l'infermeria ed altro ancora. Una di queste baracche serviva solo per alloggiare i detenuti ecclesiastici. Altre divennero famose per raccogliere i detenuti su cui venivano compiuti degli esperimenti da parte di medici nazisti. Di baracche autentiche non c'è traccia, nel 1964 furono distrutte perchè ormai cadenti. Dalla parte opposta del campo l'area si chiudeva con una baracca speciale, quella che ospitava il bordello a favore delle SS. Ora la stessa terra ospita tre luoghi religiosi costruiti dalle tre maggiori religioni monoteistiche. Il campo era recintato da alta erba, fossi con reticolato elettrico e da un alto muro. In tal modo sette torrette erano sufficienti per impedire la fuga dei detenuti. All'esterno ampie zolle destinate all'orto ed alle serre alla cui crescita dovevano provvedere col lavoro forzato i detenuti. Mi ha particolarmente colpito la baracca che ospitava la camera a gas. Qui i detenuti venivano spinti, nudi, credendo che fosse il giorno della doccia. Subito dopo i corpi venivano bruciati nei forni, mentre gli abiti sterilizzati e riutilizzati. Entrare in quelle stanze e vedere gli strumenti che hanno provocato indicibile dolore umano strazia il cuore e lascia un segno. Nel brevissimo viaggio di ritorno a Monaco di Baviera pensavo all'aberrante ciclo produttivo nazista.

27 gennaio 2006      

 

 

Ancora sul gas. I quotidiani hanno relegato la notizia nelle pagine di economia, per lo più. La notizia è che per l'opposizione di sinistra ad aprile ci aspetta una crescita della bolletta enel di circa 30 euro a bimestre. Non male. Anche perchè continua il vento gelido proveniente dal Nord Europa in tutto lo stivale e solo per il fine settimana le previsioni sono più incoraggianti. Il ministro Scaiola, invece, non parla di cifre ma è sicuro che ci sarà una crescita della bolletta. Insomma anche sull'emergenza gas i politici italiani, indistintamente dei due partiti, continuano a usare molta demagogia. Di questo passo di stanziamento di spesa per i rigassificatori, di verifica della politica dell'Eni, di approntamento di una nuova immediata politica energetica nazionale non se ne parla neppure. E la situazione marcisce.

26 gennaio 2006    

 

 

Anche oggi il tema del gas occupa le prime pagine di tutti i quotidiani nazionali. L'Eni ha comunicato che continua giornalmente la riduzione dell'approviggionamento di gas di circa otto punti percentuali rispetto il fabbisogno. Per una riduzione dei consumi stimabile intorno ad un punto e mezzo del totale. A leggere questi dati appare che la situazione sia contenuta e l'allarme più fumoso che altro. Niente di tutto questo, purtroppo. L'amministratore delegato dell'Eni, Scaroni, continua a ripetere che la situazione è delicata e teme futuri eventuali "sospensioni delle forniture industriali". Il ministro dell'economia Tremonti, intanto, fissa per il 31 gennaio un appuntamento col suo omologo russo per cercare privilegi nelle forniture russe oggettivamente insufficienti al picco di domanda internazionale.

25 gennaio 2006    

 

 

Se prosegue il freddo, se perdura la minore offerta di gas dalla Russia e se le misure introdotte dal consiglio dei ministri di oggi non daranno risultati, l'Italia nel mese di febbraio intaccherà la riserva strategica di gas, attualmente pari a cinque miliardi di metri cubi. I provvedimenti del governo, contenuti in un decreto legge, si basano sulla riattivazione di centrali chiuse per inquinamento  e sul risparmio nell'impiego di gas. Il player italiano nel mercato dell'energia è l'Eni, che da sola è protagonista della politica energetica nazionale. Da numerosi mesi l'Eni vende una porzione di gas all'estero, nel senso che ne incamera meno del pattuito. Il resto lo rivende. Con notevoli benefici per i propri risultati di bilancio e per i proventi degli azionisti (0,90 per azione, l'ultimo dividendo distribuito). Oggi, invece, l'Eni non ha sufficiente gas per soddisfare la domanda nazionale. Inoltre molto ci sarebbe da dire anche sulla politica degli investimenti nell'adeguamento delle centrali inquinanti, nella loro riconversione e nella ricerca di fonti alternative di energia. Sarà bene che l'Autorità garante per l'energia e il gas apra un dossier su questo paradosso di mercato. Anche perchè questa emergenza gas ci provocherà un  aumento della bolletta.

24 gennaio 2006

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